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Petrolio: calo dei prezzi, geopolitica e scenari futuri

Fine 2025: il petrolio cala per domanda debole (soprattutto Cina) e offerta solida. Le tensioni in Venezuela e Ucraina indeboliscono l’OPEC+, ma una pace in Ucraina potrebbe aumentare l’offerta russa, spingendo ancora i prezzi al ribasso. Prospettive 2026: volatilità su eventi geopolitici, ma trend moderato per via della transizione energetica e dell’offerta abbondante.

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Gas Naturale 2026: quali previsioni sui prezzi europei?

l TTF europeo è basso per il caldo anomalo e stoccaggi pieni, ma è una situazione temporanea. L’Henry Hub americano ha un tetto a ~6-7$/MMBtu, oltre il quale l’esportazione di GNL diventa antieconomica. La convergenza avverrà quando il vero inverno colpirà l’Europa: il TTF dovrà salire per attrarre GNL sul mercato globale, coprendo i costi statunitensi. Sarà un rialzo guidato dall’Europa.

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Perché il prezzo di gas in Europa è più basso degli USA?

La forbice tra Henry Hub (USA) e TTF (Europa) a dicembre 2025 si spiega così: in Europa, stoccaggi pieni (oltre il 95%) e un autunno mite deprimono la domanda, abbassando i prezzi. Negli USA, la prima ondata di freddo intenso fa esplodere la domanda per riscaldamento, mentre le forti esportazioni di GNL e il rischio di freeze-offs in Texas (che riducono l’offerta) spingono i prezzi alle stelle. Due mercati divisi da condizioni climatiche opposte.

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Trump ends the shutdown

Perché i mercati hanno ignorato la fine dello shutdown USA

Lo shutdown USA, il più lungo della storia recente, si è concluso senza il rally che molti si aspettavano. Gli indici hanno reagito in modo tiepido perché il mercato aveva già anticipato l’esito durante le settimane di stallo. La mancanza di dati economici ufficiali e l’incertezza politica residua hanno mantenuto il sentiment prudente. Un quadro che mostra come, spesso, non sia l’evento in sé a guidare i prezzi ma le attese che lo precedono.

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Il roller coaster del prezzo del gas: come anticiparlo!

Il prezzo del gas naturale ha vissuto un’autunnale volatilità estrema. Tra agosto e ottobre 2025, si sono susseguiti crolli e picchi. I ribassi, guidati da autunno mite e stoccaggi record, si sono scontrati con risalite violente causate da ondate di freddo inattese e persino da uno short squeeze. Scopri l’analisi dei tre movimenti chiave e i fattori da monitorare per anticipare il futuro del mercato.

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OPEC+ aumenta la produzione: petrolio giù! Ma per quanto?

L’OPEC+ ha deciso di aumentare la produzione di petrolio, facendo crollare i prezzi del greggio. L’obiettivo è contrastare lo shale oil americano, diventato competitivo grazie al fracking. Tuttavia, i bassi prezzi non dureranno: i produttori OPEC+ dipendono da entrate elevate, e la domanda globale resta forte. Nel medio termine, ci si attende una stabilizzazione tra i 70-80$ al barile. Una mossa tattica, ma con effetti limitati nel tempo.

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Minaccia chiusura Hormuz? Il mercato non ci ha creduto!

Lo stretto di Hormuz, via cruciale per il petrolio globale, è spesso minacciato di blocco dall’Iran, ma non è mai stato chiuso. Le ultime tensioni hanno spinto i mercati a ignorare la retorica, con petrolio e gas in calo. L’Iran dipende troppo dalle esportazioni, e una chiusura scatenerebbe una risposta militare. I trader sanno che è una minaccia vuota, e i prezzi riflettono questa certezza. Hormuz resterà aperto, e il mercato continuerà a scommettere sulla stabilità.

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Crisi in Medio Oriente: il prezzo del grano a rischio?

Dopo il calo recente, il prezzo del grano potrebbe tornare a salire a causa delle tensioni in Medio Oriente e del rischio chiusura dello Stretto di Hormuz. Un blocco commerciale avrebbe effetti simili alla guerra Russia-Ucraina, con aumento dei costi logistici e speculazione. I mercati temono un nuovo shock: nel 2022 i prezzi schizzarono +40%. Monitorare geopolitica e futures per anticipare rischi

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