Hormuz, Trump e il blocco navale: petrolio dove arrivi?

Siamo scomparsi per un po’ di tempo, perdonateci.

Gli eventi così in rapida successione hanno sorpreso chiunque, compresi gli “espertoni” come noi.
Ma, come prima cosa, dobbiamo vantarci di aver predetto l’evenienza che si sta verificando in questo momento, la chiusura dello stretto di Hormuz. Quì l’articolo dove ne parlavamo già parecchio tempo fa.

L’andamento del prezzo del Brent Oil nell’ultimo mese. Valore variabile tra i picchi dei 115 dollari/barile e i minimi intorno ai 100$.

Dove andrà il prezzo del petrolio? Quali sono le concause?

Al momento in cui sto scrivendo, notte tra 13 e 14 Aprile, il prezzo del Brent è intorno ai 100 $/barile. Valori abbastanza stabili dall’inizio della presunta tregua. Parliamo di presunta, perché considerando la distanza delle posizioni tra USA ed Iran sembra più una pausa di riassestamento militare piuttosto che una reale volontà di incontro.

Le direzioni che il mercato può prendere sono principalmente tre:

  • Riassestamento dei prezzi (60 $/barile) nel breve termine:
    questa condizione è quella che, a mio modesto parere, considero la meno probabile. Il fatto che sul breve termine il prezzo possa allontanarsi momentaneamente da quota 100 può anche verificarsi. Ma che la situazione rientri a livelli pre-crisi in tempi brevi lo vedo alquanto improbabile. Le motivazioni di questa idea la trovate nei punti successivi;
  • Stabilità dei valori intorno alla quota attuale (90-100$/barile):
    questa condizione può essere la più probabile ma solo nel breve termine. Come scritto sopra, i colloqui di pace non sembrano portare a nulla in quanto non vale la pena considerare grandi interessi da entrambe le parti per arrivare ad un accordo. Il prezzo potrebbe mantenersi su valori stabili con un mercato molto “laterale” per un pochino di tempo. Tale stabilità potrebbe solo essere l’attesa per gli sviluppi successivi. Quindi un prezzo come questo potrebbe rimanere tale non a lungo. Sia perché non è sostenibile per gran parte delle economie, basti vedere già la situazione in Europa dopo “solo” un mese di conflitto. Sia perché favorirebbe troppo economie come quella russa che sta giovando assai da questa situazione e non rende felice molti altri attori dell’Occidente. Quindi, un colpo di mano verrà tentato per riequilibrare la situazione a favore dei maggiori importatori;
  • Stabilità apparente in vista di forti scossoni con punte di prezzo oltre i 150$/barile:
    ahinoi questa è la situazione che ritengo maggiormente probabile. Non perchè mi diletti a fare allarmismo, ma poichè le condizioni paiono una tempesta perfetta per l’impennata del prezzo del greggio. Di seguito alcune considerazioni:
    • La disponibilità di greggio sul mercato è fortemente ridotta sia a livello produttivo (grossi impianti nel Medioriente hanno limitato la produzione per danni subiti o per sicurezza), che per possibilità logistiche (il blocco di Hormuz e “probabile” di Bab El Mandeb). Per saperne di più a livello geografico, butta un occhio all’articolo sui “colli di bottiglia” mondiali per il trasporto del petrolio;
    • Il “blocco del blocco” dello stretto di Hormuz da parte USA va a limitare il passaggio delle petroliere dirette verso la Cina (vediamo se effettivamente ci riusciranno). Le quali, anche se parzialmente, limitavano la richiesta del Dragone da altri mercati (Russia in primis, che già ha incrementato di parecchio le vendite in India);
    • Quest’ultimo punto apre un nuovo scenario: quanto la Cina è disposta a vedere la propria sicurezza energetica messa a rischio in Medioriente? La Cina, insieme alla Russia, sta rifornendo, ufficialmente o meno, con tecnologia e armi l’Iran. Ma se tali rifornimenti non dovessero essere sufficienti e il blocco diventasse efficace come reagirebbe?
      Un altro esportatore di petrolio in Cina, il Venezuela, è stato riallineato agli interessi USA con un colpo di mano poco tempo fa.
      La Russia da sola non può sostenere la domanda cinese e, sicuramente, la Cina non vuole essere dipendente solo da essa.
      L’ingresso di una potenza militare come la Cina in questo conflitto aprirebbe scenari difficili da prevedere. Chi pensa però che il conflitto USA-Iran non faccia parte di un piano stelle e striscie più ampio per attaccare la Cina è tempo che allarghi un po’ il proprio punto di vista.
      Le tensioni USA-Cina stanno crescendo sempre con maggiore intensità: la questione Taiwan, l’acquisto di idrocarburi cinese dalla Russia nonostante le sanzioni, la militarizzazione del Giappone, gli enormi investimenti militari della Cina, le tensioni tra Filippine e Cina su aree contese, la recente richiesta USA di usare basi militari in Indonesia etc… Lo scontro pare inevitabile, capire quando e dove è solo l’elemento mancante;

Riassumendo le considerazioni precedenti, nel caso una persona volesse capire come investire sul petrolio in questo momento, i miei consigli sono i seguenti:
*** DISCLAIMER: sappiate che la strategia seguente è quella che sto seguendo anche io, quindi se va male non arrabbiatevi troppo perché ci avrò perso pure io ***

A mio parere il prezzo andrà a toccare picchi abbastanza alti, l’IRAN parla di 200$/barile anche se mi pare più propaganda che realtà. Un valore tra i 140-160$/barile (parlo sempre di Brent), mi pare però più probabile. Le tempistiche per cui questo prezzo possa arrivare possono essere si rapide, ma non con i tempi che ci aspettiamo.

Una crescita del prezzo del petrolio anche solo del 5-6% è veramente molto in un giorno. Oggi, 13 aprile, ha fatto un balzo dell’8% in mattinata per poi riassestarsi su un 5% nonostante il tavolo dei negoziati sia saltato. Per raggiungere valori come detto sopra ci vorrà un conflitto aperto di qualche settimana. Penso che possiamo attenderci prezzi in quell’intorno verso la fine del mese di aprile o i primi di maggio.

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Questo articolo è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Si consiglia di consultare un professionista qualificato prima di prendere decisioni di investimento.

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