Il conflitto in Ucraina non sembra avere possibilità di una risoluzione nel breve termine, nonostante i grandi proclami di pace che vengono fatti. Gli investimenti in armi e le promesse di forniture non sembrano avere una proiezione di calo. Anzi, il conflitto si allarga sempre di più con il colpire elementi infrastrutturali al fine di limitare le possibilità di import ed export dei due attori del conflitto. Questo oltre a penalizzare Russia e Ucraina penalizza anche l’offerta sui mercati. Gli scambi di attacchi mirati contro le infrastrutture portuali russe e ucraine nel Mar Nero stanno minacciando direttamente uno dei granai del mondo. Questo ricorda da vicino la crisi dei prezzi del grano del 2022. In questo articolo, analizziamo le somiglianze, i rischi attuali e le possibili conseguenze sulla disponibilità e sul prezzo delle granaglie.
La nuova battaglia: colpire i terminal di esportazione
Dopo la fine dell’Iniziativa dei Cereali del Mar Nero, gli attacchi ai porti sono diventati sistematici. L’Ucraina ha colpito terminali in Crimea e nella regione di Krasnodar, in Russia. La Russia, a sua volta, bombarda regolarmente i porti ucraini sul Danubio, come Reni e Izmail. L’obiettivo è chiaro: danneggiare la capacità logistica e finanziaria del nemico, colpendo i ricavi delle esportazioni.
Il fantasma del 2022: ci sono reali sovrapposizioni?
La crisi del grano del 2022 fu scatenata dal blocco iniziale dei porti ucraini da parte della Marina russa. I prezzi del frumento schizzarono alle stelle, toccando livelli record. Oggi, la situazione presenta alcuni parallelismi:
- Interruzione fisica delle esportazioni: gli attacchi danneggiano fisicamente silos, logistica e attrezzature portuali. Questo rallenta o blocca le spedizioni, proprio come nel 2022. Le esportazioni dal Mar Nero sono diventate imprevedibili;
- Aumento dei costi assicurativi e logistici: le compagnie di assicurazione aumentano i premi per le navi che operano nella zona. Stessa cosa che succede per le tensioni nell’area del Mar Rosso (vedi articolo). Gli armatori chiedono costi di nolo più alti. Questo “premio di rischio” si trasferisce sul prezzo finale della commodity, esattamente come due anni fa;
- Instabilità e speculazione: l’incertezza alimenta la volatilità nei mercati futures. I trader reagiscono a ogni notizia di un attacco, spingendo i prezzi al rialzo per paura di una nuova stretta.

Andamento del prezzo al mercato di Chicago con i visibili picchi del 2022, vedi il prezzo live
Una differenza cruciale: la capacità di reazione russa
Tuttavia, c’è una differenza fondamentale rispetto al 2022: la Russia sta esportando raccolti record.
Gli attacchi ucraini mirano a logorare questa capacità, ma nel breve termine la Russia può reindirizzare parte del traffico verso altri porti (es. Azov, Novorossiysk). L’impatto immediato sull’offerta globale è quindi più selettivo e psicologico che totale.
Scenario a medio termine: cosa rischi per i prezzi del grano?
Il rischio per i consumatori globali dipende dalla durata e dall’intensità di questa fase.
- Scenario base (probabile): attacchi intermittenti, danni riparabili. I prezzi rimangono volatili e sostenuti, ma senza picchi estremi come nel 2022. Le grandi nazioni importatrici (Egitto, Indonesia ad esempio) trovano fornitori alternativi anche se a costi maggiori;
- Scenario di crisi: un attacco di grande successo che paralizza per settimane un porto russo chiave, combinato con una stagione negativa in altro emisfero. In questo caso, potremmo rivedere una spirale rialzista nei prezzi, con pesanti ricadute inflazionistiche a livello globale, soprattutto per i paesi più poveri dipendenti dalle importazioni.
Cosa guardare ora: gli indicatori chiave
Investitori e analisti devono monitorare:
- I danni fisici: report e immagini satellitari sulla capacità operativa dei porti di Novorossiysk, Tuapse e dei terminal danubiani;
- I premi assicurativi: l’andamento del costo per assicurare una nave nel Mar Nero è un termometro del rischio percepito;
- I flussi logistici russi: la capacità della Russia di spostare le esportazioni via terra (ferrovia) o attraverso altri porti del Mar Caspio.
Conclusioni: una minaccia strutturale alla sicurezza alimentare
Gli attacchi ai porti del Mar Nero non sono un evento tattico isolato. Stanno creando una nuova, duratura fonte di instabilità per i mercati alimentari globali. Mentre nel 2022 la crisi fu uno shock improvviso, oggi ci troviamo di fronte a una logoramento cronico delle vie di esportazione.
La lezione per i mercati è chiara: la geopolitica del grano è tornata centrale. La disponibilità mondiale non dipende solo dal clima e dai raccolti, ma dalla sicurezza di poche infrastrutture critiche in una zona di guerra. La volatilità elevata nei prezzi delle granaglie potrebbe diventare la norma, con tutto ciò che ne consegue per l’inflazione e la stabilità sociale nei paesi importatori. La crisi del 2022 ci ha insegnato la dipendenza dal Mar Nero; il 2025 rischia di insegnarci quanto sia fragile.
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