FTSE MIB: Come è composto?
Come è composto il FTSE MIB: 40 titoli, pesi corretti per il flottante e fonti ufficiali per verificarne composizione e aggiornamenti.
Intesa Sanpaolo chiude i primi nove mesi del 2026 con 8,2 miliardi di utile (+8,1%), alza la previsione annua e delibera 0,22 euro di acconto dividendo: date, capitale e rischi per gli azionisti.

Intesa Sanpaolo ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 8,199 miliardi di euro, in crescita dell’8,1% rispetto ai 7,588 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il 3 novembre la banca ha anche migliorato la prospettiva sull’intero esercizio, indicando un risultato «ben oltre 10 miliardi di euro», e ha deliberato un acconto sul dividendo di 0,22 euro per azione. Sono tre informazioni distinte: un dato economico già realizzato, un obiettivo del management e una distribuzione deliberata agli azionisti.
Per chi segue l’azione Intesa Sanpaolo quotata a Milano (ISP.MI), la notizia non riguarda soltanto la dimensione dell’utile: conta la capacità di produrre reddito attraverso più attività, conservando capitale dopo le distribuzioni. La fonte principale è il comunicato ufficiale sui risultati al 30 settembre 2026.
Nei nove mesi i proventi operativi netti salgono del 5% a 21,457 miliardi di euro. Gli interessi netti crescono del 2,3%, le commissioni nette del 5,2% e il risultato dell’attività assicurativa del 5,8%. I costi operativi diminuiscono dell’1,3%, a 7,876 miliardi: il rapporto costi/ricavi (cost/income) si colloca al 36,7%. Questo mix contribuisce a spiegare la crescita degli utili senza attribuirla esclusivamente ai tassi sui prestiti.
Il terzo trimestre, considerato da solo, ha prodotto 2,645 miliardi di utile netto, contro 2,793 miliardi nel secondo trimestre. È importante non confondere il confronto sequenziale, in calo, con l’aumento dell’utile cumulato nei primi nove mesi rispetto al 2025. Il calo trimestrale non cancella il progresso annuo, ma ricorda che il risultato non cresce in modo lineare da un trimestre all’altro.
Il consiglio di amministrazione ha deliberato un acconto cash complessivo di circa 3,813 miliardi di euro, corrispondente a 0,22 euro lordi per ciascuna azione ordinaria. Il calendario comunicato è preciso: stacco il 23 novembre 2026, record date il 24 novembre e pagamento il 25 novembre. A titolo puramente aritmetico, 1.000 azioni aventi diritto danno luogo a 220 euro lordi; il netto effettivo dipende dalla situazione fiscale dell’investitore.
La banca indica per il solo acconto un dividend yield del 3,7% calcolato sul prezzo di riferimento del 2 novembre. Non è un rendimento garantito su un eventuale acquisto effettuato oggi, né va annualizzato automaticamente: il prezzo di mercato può variare e allo stacco il valore dell’azione tende ad adeguarsi per l’importo distribuito, al netto delle altre dinamiche di mercato. Comprare esclusivamente per incassare la cedola non crea di per sé un guadagno certo.
La distribuzione maturata nei primi nove mesi ammonta a 7,8 miliardi, di cui 6,1 miliardi attribuiti a dividendi: questa cifra maturata non equivale ai 3,813 miliardi dell’acconto ora deliberato. Separatamente, il gruppo segnala un riacquisto di azioni proprie da 2,3 miliardi concluso a ottobre.
Al 30 settembre il coefficiente Common Equity Tier 1 (CET1) è pari al 13,1%, secondo il calcolo societario che deduce le distribuzioni maturate nei nove mesi. Il 13,8% citato nello stesso documento è un valore pro forma, che include il beneficio stimato dell’assorbimento di attività fiscali differite: non è un secondo coefficiente interamente osservato alle stesse condizioni. Il gruppo riporta un costo del rischio annualizzato di 19 punti base e un’incidenza dei crediti deteriorati, al netto delle rettifiche, dello 0,9% (0,8% secondo la metodologia EBA).
Intesa prospetta per il 2026 un payout del 95% dell’utile netto contabile: 75% tramite dividendi cash e 20% tramite buyback. È una politica prevista, non una distribuzione integralmente approvata. La componente dividendi resta soggetta all’assemblea; quella di riacquisto richiede anche le condizioni patrimoniali e le autorizzazioni previste. Il gruppo prevede inoltre interessi netti «ben oltre 15 miliardi» nell’intero 2026: è una stima, non il consuntivo dei nove mesi.
La lettura più utile è separare tre livelli. Redditività: interessi, commissioni e assicurazioni vanno monitorati congiuntamente, soprattutto in un contesto di possibili variazioni dei tassi. Capitale: le distribuzioni agli azionisti sono sostenibili solo nella misura in cui la generazione di utili e i requisiti prudenziali continuano a consentirle. Valutazione: un acconto dividendo elevato non basta a determinare se il titolo sia conveniente, perché il rendimento dipende dal prezzo pagato e dai profitti futuri.
Nel confronto di scenario sono utili i segnali BCE sul costo e sulla disponibilità del credito. Inoltre le eventuali nuove misure fiscali discusse per il 2027, già analizzate nella notizia sulla manovra e sul contributo del settore finanziario, non devono essere confuse con l’impatto della legge di bilancio 2026 già incluso nei risultati comunicati dalla banca. Le misure ancora in discussione non vanno trattate come imposte definitive.
In sintesi: l’utile cumulato è aumentato, l’acconto da 0,22 euro è stato deliberato e il gruppo ha alzato le proprie attese. Per valutare un investimento occorre però seguire il margine da interessi, la qualità del credito, il CET1 dopo le distribuzioni e le condizioni del payout futuro. Queste informazioni sono analisi generale, non una raccomandazione di acquisto o vendita.
Fonti: Intesa Sanpaolo, comunicato price-sensitive del 3 novembre 2026; Intesa Sanpaolo, documentazione trimestrale ufficiale; Radiocor/Borsa Italiana, 3 novembre 2026.
Contenuto informativo generale, non consulenza finanziaria personalizzata. I dati di mercato possono essere ritardati o incompleti: verifica le informazioni importanti presso le fonti originali.
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